Fase 2, la Cna: «Senza contributi per la ripartenza artigiani in ginocchio»

L’AQUILA – Troppe spese da mettere in cantiere da parte delle imprese artigiane, senza che ci siano interventi finanziari di sostegno dedicati. E senza la necessaria liquidità si corre il rischio che molte micro imprese siano costrette ad alzare bandiera bianca. E’ il duro segnale d’allarme lanciato dalla Cna dell’Aquila, che per bocca del direttore provinciale, Agostino Del Re, ammonisce circa i rischi economici cui vanno incontro le aziende in questo momento delicatissimo: «Si inizia a intravvedere una luce in fondo al tunnel, con l’avvio della cosiddetta “Fase2”, ma la crisi di liquidità pone ostacoli drammatici alle imprese che devono investire sulla sicurezza».

«L’applicazione dei protocolli – prosegue – presume anticipazione di denaro, perché servono approvvigionamenti per i quali i fornitori esigono pagamenti immediati, il tutto senza considerare una più che sospetta lievitazione dei prezzi. Insomma, senza contributi a fondo perduto la strada della riapertura appare decisamente in salita».

Con queste premesse, intanto, domani mattina uno dei settori certamente più colpiti dalla crisi e soggetto a misure particolarmente complesse in materia di sicurezza – quali parrucchieri e centri estetici – sarà sottoposto all’Aquila al giorno tanto atteso della “simulazione”: alle 10,30 e alle 12, alla presenza della presidente regionale di CNA Benessere e Sanità, l’aquilana Angela Rita Barone, con gli organi di controllo e vigilanza saranno effettuate le prove per la verifica di quanto previsto nei diversi protocolli approvati: prove, queste, destinate a dare il sospirato e definitivo via libera.

«Le attività – spiega Del Re – stanno mettendo a punto tutte le precauzioni da assumere al momento della riapertura, riorganizzando il loro lavoro in modo tale da rispettare le norme di sicurezza e di distanziamento sociale. I parrucchieri, per esempio, prevedono di sistemare le postazioni ad almeno due metri di distanza, la sanificazione di poltrone e lavatesta tra un servizio e l’altro, di munire di guanti e mascherina clienti e operatori, di disinfettare tutti gli oggetti del mestiere, di usare camici e coprispalle “usa e getta”».

Resta tuttavia il problema delle maggiori spese a fronte di riduzione di clienti e fatturato che le nuove misure inevitabilmente provocheranno: «Probabilmente si lavorerà – conclude – con l’allungamento delle fasce orarie di apertura, magari sette giorni sette, colmando in questo modo la perdita di presenze giornaliere, introducendo prenotazioni solo online o telefoniche».