L’Abruzzo istituisca una Zona Economica Speciale per favorire la creazione di lavoro e sviluppo

CHIETI – “La scelta della Regione Molise di aderire ad una ZES interregionale con la Puglia non deve pregiudicare la possibilità che anche l’Abruzzo realizzi una Zona Economica Speciale che può favorire lo sviluppo delle imprese già operanti nel territorio e l’insediamento di nuove attività Industriali”.

Lo affermano, in una nota congiunta, Sandro Del Fattore, Cgil Abruzzo, Leo Malandra, Cisl Abruzzo Molise, e Michele Lombardo, Uil Abruzzo.

“La Regione Abruzzo, con decreto di giunta regionale 593 del 7 agosto scorso, ha deliberato per l’istituzione della ZES con la regione Molise – aggiungono Del Fattore, Malandra e Lombardo – mentre già cinque giorni prima questa aveva a sua volta presentato richiesta formale di adesione alla Zona economica speciale “Adriatica”, in corso di istituzione da parte della Regione Puglia. Tutto da rifare, dunque, tanto tempo perso e il rischio concreto di perdere questa importante opportunità. Bisogna cambiare passo immediatamente”.

CGIL CISL UIL chiedono alla giunta regionale di attivarsi immediatamente per presentare una nuova candidatura all’istituzione della ZES, e conseguentemente redigere il piano di sviluppo strategico e la perimetrazione delle aree da includere. Chiedono inoltre di essere di essere urgentemente convocate per discutere nel merito ponendo subito la necessità che la ZES abruzzese sia un vero strumento di politica economica ed industriale della regione e non una mera agevolazione fiscale a pioggia per alcune imprese.

“La ZES dovrà essere accompagnata da investimenti in infrastrutture materiali e immateriali (che oggi sono assolutamente carenti) e tutti gli attori in campo dovranno agire in una logica di sistema per sviluppare una grande opportunità di internazionalizzazione delle imprese, a partire da quelle dimensionalmente più piccole”.

Con la costituzione delle ZES “l’Abruzzo deve riuscire in tempi rapidi ad aprire uno sbocco commerciale con il mondo, ad innovarsi e a dotarsi di infrastrutture adeguate, solo così potrà attrarre investimenti, creare lavoro e rifuggire dal rischio di una pericolosa deindustrializzazione”.